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CLOCHART – Vita di un clochard
Aprile 18 @ 17:00 - 19:00
Gratuito
18 Aprile “CLOCHART” | “Vita di un artista clochard”
Monologo teatrale sui Miserabili degli anni Duemila di Marco Ongaro
Attore: Filippo Tonon
Nella Parigi degli anni Duemila si aggirano ancora i miserabili di Hugo.
ClochArt non è solo il racconto della marginalità, ma un’indagine poetica sulla condizione umana, condotta attraverso gli occhi di un uomo che ha fatto del fallimento la sua dimora. Ambientato tra i boulevard e i lungosenna di una Parigi che è allo stesso tempo spietata e chic, il testo ci conduce in un viaggio attraverso la sfortuna e la rassegnazione, rivendicando loro una dignità inaspettata.
Il protagonista esplora l’idea che fallire sia un diritto sacrosanto. In una società che impone obiettivi e successi preconfezionati, la scelta o l’accettazione di interrompere la corsa diventa un atto di resistenza. Attraverso una riflessione terminologica tra clochard – unisex, quasi artistico – e barbone, l’autore descrive un popolo frammentato di individui individualisti che si riconoscono da lontano ma raramente formano comunità. La narrazione descrive con precisione quasi chirurgica i gradini verso il basso: una macchia d’olio sui pantaloni, una cintura che si rompe e viene sostituita da uno spago, la chitarra venduta per un pasto. È la cronaca di come un uomo passi dall’essere artista all’essere derelitto. La musica attraversa tutto il testo. Da Bob Dylan a Édith Piaf, le canzoni non sono solo sottofondo ideale, ma profezie e termini di paragone tra chi ce l’ha fatta e chi, invece, è rimasto allo scoperto.
Il tono di Marco Ongaro oscilla tra il disincanto e la lucidità bruciante. La prosa è ritmata, quasi musicale, arricchita da suggestioni sonore e citazioni che trasformano la sofferenza quotidiana – il freddo, le grate del metrò, la zuppa popolare – in una forma di arte del distacco.
L’uscita di scena deve avere una sua disastrata dignità, che sia pure dignitosamente rassegnata a una logorante inerzia.
ClochArt è un’opera che costringe a guardare dove solitamente si volge lo sguardo altrove. Ci ricorda che la distanza tra una vita normale e il marciapiede è spesso solo una sequenza di fiammiferi accesi male e contratti mai firmati. È, in ultima analisi, il ritratto di un uomo che ha fallito con enorme successo e trova nel freddo finale di Parigi l’estremo abbraccio.