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SUMMARY:Trittico dello smartphone
DESCRIPTION:I esecuzione assoluta \nTRITTICO DELLO SMARTPHONE \nLibretto di Marco Ongaro\nMusica di Andrea Mannucci\nEdizioni Suvini Zerboni Milano \n  \nCarlotta Bellotto soprano\nSimone Nocchi attore/pianista\nPaola Fornasari regia \n  \nAmor ch’a nullo amato \nurto passionale per voce\, pianoforte\, tabarro e smartphone \nBelieve me \nconflitto spirituale per voci\, pianoforte e smartphone \nMi piace \nscherzo narciso per voci\, pianoforte e smartphone \n  \nTrittico dello smartphone\nPresentazione a cura di Marco Ongaro \nDiscendendo idealmente da Il Computer\, opera buffa che continua la ricerca sociologico musicale del Telefono di Menotti\, il Trittico di Mannucci su testi di Ongaro si profila come adeguamento della musica contemporanea all’attualità tecnologica del Terzo millennio e ai mutamenti che ne derivano nei costumi e nella società.\nConcepito come ciclo di brani da camera per pianista/recitante e soprano\, il trittico si snoda in tre momenti di riflessione drammatizzata che dal tragicomico al grottesco\, dall’ironico al comico tout court toccano temi fondamentali della temperie sociale legata all’evoluzione delle comunicazioni nell’era del Web.\nAmor ch’a nullo amato ne indaga il lato passionale e le sue estreme conseguenze\, Believe me si insinua nella sua deriva psicologica più preoccupante e Mi piace scherza in tono agrodolce su virtualità e concretezza nei rapporti interpersonali. \n  \nAMOR CH’A NULLO AMATO \nUrto passionale per voci\, pianoforte\, tabarro e smartphone \nPrimo elemento del Trittico dello Smartphone\, AMOR CH’A NULLO AMATO vede aggiunto alla consueta formazione di pianoforte\, soprano e smartphone un tabarro di chiara ispirazione Pucciniana\, nell’intento peculiare del binomio Mannucci – Ongaro di citare il patrimonio classico in elaborazioni che trovino nell’attualità tecnologica la cifra della loro contemporaneità.\nIl telefono cellulare interagisce con l’indumento desueto nel simboleggiare l’oscurità del sentimento passionale e si qualifica quale strumento ideale per celare e svelare al contempo il tradimento amoroso. Quanti adulteri\, all’alba degli anni Duemila\, hanno trovato nello smartphone il mezzo ideale e la prova schiacciante in questioni di divorzio? La virata nel femminicidio\, dopo un avvio di segno comico\, sensibilizza e denuncia nel breve atto teatral/canoro l’abitudine di sempre di considerare la donna amata una proprietà da distruggere pur di non riconoscerle la libertà\nsentimentale.\nCon atteggiamento critico\, scherzoso e tragico nell’arco di pochi minuti\, si schiaccia l’acceleratore del grottesco per giungere al nocciolo di un drammatico tema della quotidianità. \nBELIEVE ME \nConflitto spirituale per voci\, pianoforte e smartphone \nNel centro del trittico si manifesta l’essenza dello smartphone come droga tuttofare\, essenzialmente un nulla elettronico capace di addormentare la creatività e l’emotività umana\, assorbendole nel proprio vuoto che finge di essere qualcosa.\nSi pone qui la questione del mezzo come fine\, dello strumento come padrone e della religione (nuova\, ma tutte le religioni lo furono)\, come contenitore ipnotico utile a un potere senza volontà se non quella di omologare le volontà individuali.\nIl contagio è avvenuto\, non è troppo presto né troppo tardi per capire se si tratta di una trasformazione disastrosa e irreversibile o di una mutazione verso stati di essere meno individualisti e più accomunanti.\nLa ricerca del vuoto suggerito dalle discipline orientali\, ottenuto attraverso un marchingegno di stampo orwelliano\, appare una scorciatoia utile forse solo a interrompere il sottofondo narcisista di un’umanità che si ritiene pensante. \nMI PIACE \nScherzo narciso per voci\, pianoforte e smartphone \nDistrazione e noia non sono i mali del secolo\, giacché la seconda\, provvista di iniziale maiuscola\, è già citata a causa della dannazione umana nell’introduzione delle ottocentesche Fleurs du mal di Charles Baudelaire. Sono i mali contro cui l’essere umano deve lottare da sempre per rendere accettabile l’esistenza. La distrazione altrui coincide con la non considerazione di chi è presente\, la noia è la ragione principale che induce qualcuno a distrarsi.\nDopo Il computer\, in cui Mannucci e Ongaro svelavano la vacuità dei rapporti interpersonali improntati alle regole dei social nell’epoca di Internet\, la nuova ironica disamina del fenomeno si spinge con levità nel campo minato dell’immagine e della sostanza. Il duetto regolato dalla tirannia dei like esibisce l’esigenza di apparire come sostanza laddove la sostanza tende a scomparire nell’immagine. La foto è importante se veduta\, ma soprattutto se validata dalla conferma del suo gradimento\, cionondimeno la persona in carne e ossa reclama il primato della sua costituzionefisica\, non solo visiva ma soprattutto uditiva\, lasciandosi blandire dalla lusinga della notorietà iconica al fine di affermare la propria presenza fisica.\nChe c’è di male ad attirare l’attenzione su di sé? Il problema è poi mantenere il contatto per veicolare insieme all’immagine un’essenza che possa offrire qualche concretezza alla rappresentazione. Il “Mi piace” non è una quantità\, come vorrebbe la filosofia della piattaforma social\, ma una qualità sintetizzata in una dichiarazione di attenzione.\nUn “Mi piace” vero\, condiviso anche solo da due persone\, è già un rapporto di coppia. \n 
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