IL FANTASMA BACIATORE

Il fantasma baciatore è il decimo album di Marco Ongaro, arriva a due anni di distanza da Voce, disco coraggioso per la scelta scarna degli arrangiamenti di soli chitarra e pianoforte, e a otto anni dal pluripremiato Canzoni per adulti. L’impostazione rock degli arrangiamenti di Pepe Gasparini dona alle tracce un gusto vintage di paradossale attualità. I testi stratificati di Marco Ongaro evocano immediatamente la classe di un outsider che “scavalca indie, afriche e asie minori” mettendo alla prova ancora una volta la sua decennale esperienza di songwriter.

«Alcune sembrano canzoni d’amore, invece sparano. – afferma Ongaro – Si presentano come confetti per una cerimonia ma poi sono pastiglie implosive. Nel confezionarle, maneggiandole con la giusta cura, ho badato che la nitroglicerina non rimanesse troppo stabile. Ho sostituito i dubbi e le esitazioni creative con dei risoluti “Perché no?”».

Negli undici brani del disco qualche firma esterna si mescola alla firma di Ongaro, in particolare nelle tre traduzioni che costituiscono il nucleo centrale dell’album: Comprensione per il diavolo, da Sympathy for the devil di M. Jagger/K. Richards, La canzone dello straniero, da Stranger song di Leonard Cohen, e Romeo e Giulietta da Romeo and Juliet di Mark Knopfler. Al testo di quest’ultima ha collaborato anche Michele Gelmini, mentre il poeta Nicola Saccomani ha unito le sue impronte digitali a quelle del cantautore nel testo di Star Trek. Certe donne si amano e Non le importa preparano la strada a Menelao e Paride, in cui il tema omerico viene riconsiderato, come già era stato
per Elena nell’album precedente, in una prospettiva che delinea il mito nella quotidianità. Irriconoscibile al mattino raccoglie la sfida di nuove parole per la canzone d’amore.

La title track evolve le figure più fortunate della poetica ongariana, Il Salvatore delle donne tristi e Il sostegno delle massaie, che nel Fantasma trovano una dimensione più rarefatta, imponderabile, pervasiva. Ciascuno ha il proprio festival ha la potenza ironica dell’invettiva e Star Trek chiude il disco come un à suivre irrinunciabile.