un aedo

UN AEDO SENZA UNA LIRA

Il leitmotiv invece diventa la soluzione affinché rimanga, una volta spenti “i proiettori”, una comprensibilità che brilli sotto la stella di una personale cifra artistica. L’opera dell’eclettico Cocteau non è per niente incomprensibile, se si ha la pazienza di decifrarla saltabeccando da un mezzo espressivo all’altro, semmai è difficilmente abbracciabile per intero. Ma se si ha la volontà di penetrare in almeno due dei suoi molteplici ambiti, ci si accorge che i temi vanno e tornano, si trasmettono e travasano creando un paesaggio di una familiarità esemplare.
“Il poeta è un essere indispensabile, non so a cosa”, dice nel Testamento di Orfeo. È indispensabile a riconoscere un segno, qualunque esso sia, e a ripeterlo all’infinito nel tentativo di comprenderlo meglio. Ciascun balzo da una forma artistica all’altra non è altro che un procedimento di ricerca per la decifrazione più stretta di segni, come se passandoli al setaccio delle diverse espressività finissero per mostrare il loro vero volto.L’eclettico Cocteau è un alchimista che non smette di sperimentare tra gli alambicchi delle sue arti al fine di distillare il significato ultimo di ciascun simbolo prescelto. Non importa quale, l’importante è sceglierne uno e metterlo in relazione con tutte le arti a disposizione dell’uomo: il significato che ne scaturirà spiegherà ogni altra cosa. Il micro e il macro si riuniscono nella scelta del poeta, che è un rabdomante alla ricerca di segnali da distillare. A tale scopo non può fermarsi su una sola forma espressiva, rischierebbe di perdere un’occasione di chiarimento per la pigrizia di non sperimentare altrove. Ogni arte è un laboratorio a sé. Alchimisti come Picasso hanno un laboratorio talmente potente che possono fermarsi in quello per cercare il significato dei simboli prescelti. Come riporta Cocteau dalle dichiarazioni di Picasso, «Il mestiere è ciò che non s’impara». Altri artisti, meno incisivi in una particolare espressione o semplicemente più versatili, meno fissati o più dotati di “mestiere” in differenti dimensioni creative, trasportano il loro materiale sperimentale da un laboratorio all’altro alla ricerca di una folgorazione che non sarà comunque mai definitiva.
Una ricerca che conduca a un risultato definitivo è una ricerca conclusa, dunque non esiste più, sarebbe la fine dell’indagine artistica. Il valore della squisitezza è nella sua impercettibile non finitezza, nella sua quasi perfezione, nella sua apertura a nuove esperienze di ricerca. “I poeti prima trovano e poi cercano”, scrive Cocteau nella Lettera agli Americani, alludendo alla scelta di un simbolo su cui lavorare. Una ricerca finita porta a un ritrovamento che per il poeta produrrebbe l’inizio di una nuova ricerca, dunque la ricerca nella sua essenza non è mai del tutto compiuta. È sempre un punto di partenza per nuove ricerche. L’eclettismo, alla luce di ciò, mette a disposizione la più ampia gamma di strumenti di sperimentazione una volta scoperto qualcosa su cui sperimentare.